Seguendo Ofelia.
Mario Castelnuovo-Tedesco e gli amici fiorentini
a cura di Lucia Mannini e Giovanna Lambroni
Nell’estate del 2021 una mostra che il Museo Novecento ha dedicato ad Arturo Martini ha riportato a Firenze, tra le altre, una piccola scultura realizzata in terra refrattaria che raffigura uno dei personaggi femminili più noti della tragedia shakespeariana, Ofelia. La scultura, esposta a Palazzo Ferroni nel 1931 e da lì entrata a far parte della collezione di Castelnuovo-Tedesco, era rimasta in città alla partenza della famiglia a pochi mesi dall’entrata in vigore delle leggi razziali, per ricomparire nel Dopoguerra nella nuova casa dei Castelnuovo-Tedesco insieme con quei «mobili superstiti delle nostre case passate» evocati da Mario nella sua autobiografia. Era, quindi, con ogni probabilità sempre rimasta in città, nascosta, per poi partire verso gli Stati Uniti dopo la morte della moglie di Mario, Clara, avvenuta nel 1989. Seguendo Ofelia è un omaggio a quest’opera di grande forza evocativa e all’uomo che l’aveva custodita per tutta la vita, Mario Castelnuovo-Tedesco. La vicenda di Mario Castelnuovo-Tedesco e della sua Ofelia riporta alla mente anche un destino comune a tantissime opere d’arte durante gli anni delle leggi razziali, trafugate, sottratte, nei casi più fortunati nascoste con l’aiuto di amici o conoscenti e riportate alla luce dopo il conflitto. Evoca, tra l’altro, la sorte della collezione di Leone Ambron, che a quella data già comprendeva il nucleo più cospicuo di quadri macchiaioli. Miracolosamente sfuggite alle requisizioni, donate proprio all’indomani della Liberazione e oggi esposte alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, quelle tele ponevano le basi di un lascito che oggi arriva a contare quasi quattrocento opere. Un gesto di grande generosità, certo, ma che in quel momento storico acquistava anche il valore di straordinario senso di appartenenza a quel paese che pochi anni prima lo aveva privato di ogni diritto, compreso quello di possedere opere d’arte.
Contributi nel volume
L’Ofelia di Arturo Martini che fu di Mario Castelnuovo-Tedesco
Sergio Risaliti
Seguendo Ofelia. Appunti su Mario Castelnuovo-Tedesco e alcuni incontri con artisti fiorentini
Lucia Mannini
«Era nostra abitudine di “raccontarci” i lavori che stavamo facendo». Qualche nota sull’amicizia
fra Mario Castenuovo-Tedesco e Giovanni Colacicchi
Susanna Ragionieri
Mario Castelnuovo-Tedesco, le arti visive e Firenze
Eleonora Negri
Mario Castelnuovo-Tedesco e il Novecento musicale italiano
Caterina Guiducci
Mario Castelnuovo-Tedesco scrive ad un amico lontano
Alessandro Panajia
(trascrizione di Diana Castelnuovo-Tedesco)